Ma tutta questa drammatizzazione fiscale produce con successo una corretta pianificazione finanziaria?

Tutti a rincorrere i benefici fiscali.

Negli ultimi mesi dell’anno si scatena una sindrome alla ricerca di tutto ciò che può far risparmiare o compensare le minusvalenze.

Ma tutta questa drammatizzazione fiscale produce con successo una corretta pianificazione finanziaria?

In poche parole la pianificazione finanziaria non dovrebbe essere un evento di una volta all’anno, dove si cerca di ottimizzare il rendimento fiscale.

Un consulente dovrebbe tenere conto degli aspetti fiscali del cliente durante tutto l’anno, sia perchè tutto possa essere conforme alle normative in essere, ma anche per proteggerli da inutili redditi o imposte.

Ciò che spesso mi capita di vedere è tutto il contrario.

Tutte queste iniziative dovrebbero essere prese in considerazione l’inizio di ogni anno, valutando la posizione fiscale dei titoli, gli investimenti effettuati, le potenzialità di reddito nel corso dell’anno, eventuali premi ed, infine, la possibilità di accantonare delle cifre per la propria pensione.

Invece, ogni evento è caratterizzato da un’analisi che si effettua in concomitanza della necessità.

Un esempio sono le scelte universitarie dei figli.

Molte famiglie non pianificano questo evento e si trovano nei mesi antecedenti l’iscrizione ad affannarsi per recuperare risorse economiche.

Quanto costa l’università è una domanda che il buon consulente dovrebbe cevidenziare ai propri clienti. Come pensate di supportare vostro figlio? È la domanda successiva.

Mi viene da aggiungere un altro evento dei nostri giorni. Quanto costa una casa di riposo?

La pianificazione ci dovrebbe aiutare in tutto questo.

Ecco perché c’è sempre più la necessità di un buon consulente. Non per offrire rendimenti ma per aiutare le famiglie nella gestione della loro vita e di raggiungere i propri obiettivi senza affanni.

 

Consulenza e dintorni

Si parla molto di consulenza, di Mifid 2; mi sembra che ci sia ancora tantissima confusione. Fee Only, rebates, commissioni, trasparenza.

Ma quando tutto era più semplice o, sembrava, il risparmiatore “ignaro” “sopportava” commissioni anche di una certa consistenza. Il nostro “Bot people” era abituato a rinnovare i suoi investimenti ogni tre mesi.

La commissione, veniva trattenuta per ogni operazione era pari allo 0,30%.; per pochi minuti di attenzione dello sportellista, gli Istituti incassavano una buona provvigione che corrispondeva, su base d’anno, all’1,20%, se venivano sempre rinnovati i titoli.

Ho qui davanti a me una contabile del 2000 della Signora Palmira, con una trattenuta di ben 465 euro oltre ad altri 13 euro di spese.

Qualcuno potrebbe dire che i tassi, allora, era ben più alti di oggi; in effetti il rendimento era di poco sopra del 3%, contro quello negativo di oggi.

Ecco, oggi i tassi delle obbligazioni a breve termine sono negativi e si dovrà cercare qualcosa che mi possa remunerare il mio risparmio. Abbiamo constatato che il risparmiatore non sempre è all’altezza di questo sconvolgimento e spesso è ignaro di quello che fa. Gioca molto la fiducia, ma non è sempre corrisposta.

Abbiamo visto e constatato le innumerevoli debacle bancarie, risparmi volatilizzati anche di una certa consistenza.

Mi chiedo allora se il risparmiatore ha bisogno di consulenza finanziaria. Penso proprio di sì; purtroppo le figure che sono state in grado di poterlo fare in maniera sufficiente sono anche quelle che nel tempo hanno ricevuto grosse critiche e fatto scalpore per i casi di “insuccesso”.

Illustravo ad un cliente, nei giorni scorsi, le novità che verranno introdotte nel 2018 dalla Mifid 2.

Confesso che non avevo mai pensato a quanto mi ha detto: da quando ti abbiamo conosciuto abbiamo ricevuto un servizio a domicilio, con soddisfazione, incontri spesso richiesti da te perché a volte siamo pigri e dimentichiamo i nostri risparmi.

Oggi se parliamo di remunerazione della consulenza, è una cosa inaudita?

Devo ammettere che il mondo della finanza e del risparmio gestito ha costi in alcuni casi elevati, e qui si dovrà lavorare molto, ma è anche vero che un nutrito gruppo di professionisti in questi anni ha saputo accompagnare, gestire, indirizzare il risparmiatore verso soluzioni ed investimenti nuovi che, altrimenti, non gli avrebbero permesso di mantenere ed incrementare i propri risparmi.

Le crisi sono sempre dietro l’angolo, i default si ripeteranno con nomi diversi ma si possono evitare investendo con metodo.

 

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Le convinzioni del risparmiatore

Quando un cliente chiede consigli non vorrebbe mai parlare di due cose:

  • pianificazione e rischio.

Eppure, tutti i giorni si parla di burocrazia, di litigi, di famiglie incatenate in incompensioni ereditarie e di risparmi volatilizzati.

Mi è piaciuto leggere un articolo di Beppe Severgnini, dove ricorda il papà.

Il padre Angelo era notaio, classe 1917, e ripeteva a chiunque volesse ascoltare: “Chi aspetta di fare il testamento perfetto non farà testamento!” E lascerà dietro di sé incertezza e confusione.

Mi raccontava, scrive Severgnini, cosa succedeva quando andavano da lui per fare testamento (ne aveva in deposito oltre quattromila). Papà Angelo chiedeva venissero sia il marito che la moglie e in dialetto chiedeva: “ Raccontatemi della vostra famiglia, senza fretta. Perché, se non vi conosco, come posso consigliarvi?”. Le successioni curate da lui, guarda caso, filavano lisce.

“In tribunale per questioni di eredità? “Cinque clienti in tutta la carriera”, raccontava orgoglioso.

Proteggere le ricchezze dopo la morte o in caso di deterioramento mentale diventa una necessità. Ma non tutti siamo in grado di prevedere il nostro futuro o di pianificare questioni finanziarie.

Il nostro motto: “breve termine e quanto rende”.

L’esperienza del notaio Angelo ci potrebbe aiutare, ma molti risparmiatori non vogliono ascoltare. Alcuni argomenti rimangono un tabù.

In un mondo di tassi a zero ci si azzarda a chiedere: Quanto mi rende?

Quella obbligazione rende il 6%, cosa ne pensi?

Se poi viene pronunciata la parola “Rischio” il gioco è fatto. “Non voglio rischiare” dice prontamente il cliente.

Tempo fa mi sono dibattuto in un risparmiatore che sottolineava questo aspetto. Non ero sicuro di aver percepito bene il suo concetto di rischio. In effetti, senza saperlo, deteneva un investimento bilanciato in azioni ed obbligazioni. Ignaro di quanto sottoscritto, era però contento del suo investimento, perché rendeva.

Mi vengono in mente tutti quei risparmiatori che detenevano azioni di istituti di credito non quotati, che hanno guardato solo il rendimento del loro investimento. Oggi le ferite languono pesantemente, sul budget familiare.

Diventa, quindi, importante evolvere verso la consulenza finanziaria soprattutto per il risparmiatore. “Quanto costa” verrebbe spontaneo chiedere.

Eppure, recenti indagini dimostrano la validità della consulenza a favore del risparmiatore. Forse, il rendimento non sarà privilegiato ma la conservazione del capitale e l’aver scappato i numerosi default possono convincerlo ad una scelta diversa.

Nessun è perfetto e nessuno sa cosa possa succedere domani, ma per investire ci vogliono, a mio parere, due ingredienti: il tempo e il metodo.

Bisogna investire con metodo, ripeto ai clienti, e ci vuole tempo.

Diventare milionari può essere molto semplice: bastano poche centinaia di euro investite con periodicità mensile per un determinato tempo.

Come diceva il Notaio Angelo, papà di Beppe, chi continua ad aspettare il momento migliore non investirà mai. Nel contempo avrà perso molte occasioni.

PIR questi sconosciuti (Piani Individuali di risparmio)

Si parla molto di Pir e consistenti sono stati i flussi su questa nuova soluzione di investimento.

Non è una invenzione dell’industria del risparmio ma il tutto avviene con una legge dello Stato, precisamente la Legge di Bilancio 2017 che ha ufficialmente istituito i Piani Individuali di risparmio, in breve Pir.

E’ una forma di risparmio agevolata rivolta a tutti ma, nonostante il successo riconosciuto, non è ancora diffusa la sua completa conoscenza.

Si associa il Pir principalmente alla sua esenzione di qualsiasi tassa o imposta sulle plusvalenze ma anche esente dall’asse ereditario.

Fin qui le agevolazioni ottenute sono interessanti.

Ma sono utili a tutti? Come usarli? Uno strumento vale un altro?

Le domande potrebbero continuare; anche queste soluzioni non sono immuni da rischi e gli aspetti che potrebbero propendere la scelta verso l’una o l’altra soluzione sono diverse.

Tutto questo è stato creato per aumentare il numero di investitori sulle mid/small cap italiane, per incrementare la liquidità, per favorire l’ingresso di nuove tipologie di investitori, sviluppare il mercato con nuove Ipo (initial public offer), attrarre investitori istituzionali esteri, stimolare l’economia e, infine, per diffondere la cultura della quotazione e dell’investimento a medio lungo termine.

Una delle prerogative per ottenere i benefici fiscali relativi alla tassazione dei redditi sarà la detenzione dell’investimento per 5 anni.

Il grafico che riportiamo qui sotto, mostra le potenzialità, per l’investitore, dei benefici economici di un Pir con e senza commissioni (fonte Advise Only).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CONTESTO INTERNAZIONALE

Forme di incentivazione simili ai Pir sono state adottate in Francia e nel Regno Unito. I nomi, in breve,  che contraddistingono queste soluzioni sono PEA, in Francia (Plan d’Epargne en Action) e ISA nel Regno Unito (Individual Savings Accounts). Entrambe prevedono agevolazioni fiscali di lungo periodo.

L’esperienza Internazionale, nello specifico quella Inglese, dimostra che molte aziende sono andate a quotarsi sul mercato e la scelta di aziende “small cap” può essere determinante per la pianificazione finanziaria.

AIM ITALIA

Le azioni AIM Italia, Multilateral Trading facility organizzato da Borsa Italiana, è un mercato dedicato alle società di piccola e media capitalizzazione. E’ un mercato “Pir Compliant” e, con 79 società quotate, rappresenta il 37% dell’universo investibile.

Le azioni Aim Italia sono più rischiose rispetto alle small e mid cap quotate sul mercato principale, perchè presentano storie di trading relativamente giovani, sia per le nuove IPO sia per la recente costituzione del mercato (2009).

E’ un mercato con requisiti di accesso e permanenza semplificati, dedicato maggiormente agli Investitori Istituzionali e Professionali.

Tutto questo comporta per il risparmiatore minore capitalizzazione e limitato flottante e, di conseguenza, minore liquidità e maggiore volatilità.

CONCLUSIONI

Molte le ipotesi a favore e contro di questa nuova soluzione di investimento. Le offerte sul mercato sono molto diversificate e proponibili ad un pubblico variegato (dall’investitore più esperto a quello meno).  L’industria, ma soprattutto i consulenti, dovranno fare attenzione alle commissioni di entrate e di gestione, e, pertanto, è il consiglio principale che si vuole dare ai risparmiatori. Per quanto riguarda l’analisi come strumento di pianificazione, sarà opportuno valutare quanto inciderà nel contesto del patrimonio complessivo.

 

 

 

 

(fonte Advise Only)

Calcolo delle probabilità

Vi è mai capitato di tentare la fortuna giocando a qualche lotteria? Vi siete mai domandati quante probabilità avete di vincere? Pochissime.

Eppure il gioco e le scommesse sono un rituale che molte persone ripetono costantemente, con enormi esborsi di denaro.

Si calcola che vengano spesi oltre 88 miliardi in lotterie e giochi d’azzardo con una spesa di 1455 € pro capite, ogni anno (Vedi figura allegata).

Avete provato a calcolare quanto potrebbero essere diventati questi 1455 €?

La risposta può essere semplice o complicata; tutto dipende dal tempo.

Quando si gioca avete mai chiesto quante probabilità avete di vincere? Quando si investe, invece, la prima cosa che si domanda: quanto rende?

Risparmiare ed investire non deve essere un numero focalizzato al rendimento. Risparmiare ed investire deve essere un insieme di numeri che mi permettano di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Ma quanti sono riusciti ad abbandonare le proprie convinzioni, i pregiudizi verso soluzioni di investimento “troppo” rischiose o troppo poco?

Il momento che stiamo vivendo è sicuramente epocale. Purtroppo non si è ancora riusciti a spiegare in maniera concreta e semplice il termine “Rischio”. Il rischio non si può evitare, ma si può gestire. La diversificazione è il principale antidoto, tuttavia non esiste una ricetta universalmente valida, perché ciascun individuo ha una diversa tolleranza del pericolo, obiettivi e orizzonti temporali che cambiano.

Ma oggi che, finalmente, stiamo percependo che anche le banche possono fallire, che il Bail-In è in vigore da oltre un anno, ci si aprono gli occhi.

Il modo migliore per neutralizzare le minacce dei mercati finanziari è quello di conoscere i pericoli ai quali si va incontro, quando si decide di investire i propri risparmi.

La Mifid 2 vuole introdurre e migliorare il rapporto tra consulente/risparmiatore; mancano ancora gli ultimi dettagli, ma l’obiettivo sarà di maggior trasparenza, anche nei costi.

Per tutti questi motivi c’è bisogno di consulenza finanziaria, di educazione e di etica. I risparmi non possono essere “volatilizzati” o “polverizzati”.

 

Fonti: l’immagine è stata presa da un articolo di Monica Gardella.

La ricetta per diventare milionario?

Come diventare milionario

Parlare di pianificazione ad un risparmiatore non è assolutamente facile. Se invece si parlasse di rendimenti tutto diventa più semplice. Il risparmiatore, è ancora abituato a rendimenti a due cifre,  è perennemente alla ricerca del rendimento.

Quante volte mi sono sentito chiedere: quanto rende? Ma poi vediamo e sappiamo che cosa succede.

Ho trovato in questi giorni un calcolatore che permette di inserire il proprio capitale, i risparmi annuali e il tempo per cui si desidera effettuare l’investimento. E’ possibile effettuare una scelta anche sulla tipologia di investimento: conservativo o moderato.

La figura qui a fianco mostra una simulazione che permette di raggiungere l’obiettivo prefissato: un milione di euro.

La ricetta per diventare milionari è molto semplice; servono trecento euro al mese per quarant’anni. Le probabilità di raggiungere l’obiettivo sono molto elevate, circa il 60%.

Il fattore chiave è il tempo, e non tutti ne dispongono.

Ma partiamo da alcuni elementi importanti: investo complessivamente 144.000,00 euro. Una cifra che per molti potrebbe essere importante. Qualcuno ha pensato, invece, ad un caffè e un giornale fin dalla nascita; sicuramente meno impegnativo e più abbordabile. Due metodi molto simili ma che si prefiggono un’obiettivo ben preciso: risparmiare con metodicità. Se investo la stessa cifra, in unica soluzione, dovrei attendere circa 30 anni per raggiungere lo stesso obiettivo. Come si può intuire il fattore tempo è determinante negli investimenti; ci vuole pazienza, ma aggiungerei anche un po’ di metodo.

Oggi si parla molto di robo-advisor, ma sono capaci di spiegare e tranquillizzare un risparmiatore?

Negli Stati Uniti quando si parla di investimenti si chiede quali sono gli obiettivi: acquisto automezzo, casa, università dei figli, pensione. Molti risparmiatori ragionano, in questo mondo di tassi sotto zero, sempre nel breve termine. Quando iniziai il mio lavoro i tassi dei “mitici” Bot erano a due cifre; i risparmiatori ogni tre mesi venivano allo sportello a rinnovare il loro investimento. Ma c’era anche chi si rivolgeva a organizzazioni diverse che venivano ritenute “solide”: la Cassa Peota. Ho avuto il modo di conoscere molte persone che si erano rivolte a questo tipo di organizzazione; non hanno avuto un buon fine.

Perchè sto parlando di questo, potreste chiederVi. Lasciamo stare tutti i risvolti, ma esisteva un concetto molto importante: i versamenti venivano lasciati per anni, anche decenni, risultando alla fine molto consistenti per effetto dell’interesse composto. Per questo vi sto parlando di pianificare e pensare di spostare il vostro obiettivo alle vostre esigenze.

Purtroppo, è più facile credere in una vincita milionaria piuttosto che in un risparmio forzoso e di lungo termine. Eppure vediamo e sentiamo che le nostre pensioni saranno sempre più modeste. Questo, ad esempio, dovrebbe essere un motivo per incominciare a pianificare.

 

Spunti di fine anno

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci. E’ stato un anno particolare, difficile, soprattutto per le scelte degli investimenti, ma è stato portato a buon fine in maniera positiva. Segue la mia personale analisi spunto di un dialogo con un risparmiatore. Tale risparmiatore, che per questo bilancio chiameremo Roberto, è un potenziale cliente. Roberto si lamenta di tutti i suoi investimenti: dalla gestione patrimoniale, ai fondi e critica pure le obbligazioni. Sostiene che nessun investimento sia un guadagno. Roberto continua a parlare ed io ad ascoltare. Dopo averlo lasciato sfogare, gli domando se fosse possibile analizzare le sue scontentezze e delusioni.

Roberto continua a dimostrare diffidenza, sostiene che debba pensarci, fa anche degli esempi senza che si ricordi i nomi esatti. Sono riuscito ad individuare il fondo e con la piattaforma pubblica di Morningstar l’ho confrontato con lo stesso identico fondo, ma con classi diverse e stessa valuta (Figura nel testo). Come ha notato anche Roberto, si profilava un andamento completamente diverso. Come sia possibile? Ci si potrebbe domandare. Qualcuno potrebbe sollevare che si tratta di maggiori spese e commissioni, ma in realtà questo è da escludere.

 

Guardando la figura, Roberto aveva sottoscritto il fondo indicato dalla linea blu, quella nella parte inferiore del grafico. Continua a sostenere che sia stato un buon investimento, che rifarebbe la scelta. Gli chiedo quale sia a suo giudizio la differenza fra la mia e la sua predizione. Roberto ha sottoscritto un fondo a distribuzione dei proventi. Questa soluzione prevede lo smobilizzo, ossia vendita di titoli o quote, che hanno comportato un andamento negativo.

Partiamo da un presupposto: come qualsiasi altro prodotto finanziario, anche i fondi a cedola, hanno dei pregi e dei difetti ed è indispensabile che l’investitore li conosca per poter effettuare una scelta di investimento veramente consapevole. Il principale difetto potremmo sintetizzarlo nell’interrogativo sostanziale “cedola oppure rimborso di capitale?”.
Se il fondo prevede una cedola variabile, ossia non garantisce un ammontare predeterminato, non si verifica nessuna criticità ed il prodotto può essere inserito in portafoglio qualora si riveli efficiente per soddisfare i propri obiettivi finanziari. Quando si trovano nel regolamento frasi del tipo “la distribuzione nell’orizzonte temporale sarà in linea con la redditività del portafoglio, anche se sul singolo anno sarà possibile un rimborso parziale del capitale” bisogna fare attenzione. La criticità è concentrata nelle parole “rimborso parziale del capitale”, dal momento che questo significa che il fondo potrà distribuire cedole superiori al reale rendimento maturato durante il periodo di rilevazione.

L’analisi “Mind the Gap 2016” di Morningstar sostiene che ogni anno i risparmiatori perdono uno 0,34% per scelte di timing. Inoltre, evidenzia che gli errori comportamentali pesano sui risultati e si ripetono nel tempo perché gli investitori ragionano nel breve termine, sono avversi al rischio e sono concentrati sui rendimenti passati. Poi si fanno prendere dal panico, nelle fasi di ribasso, e rientrano sui mercati solo quando sono risaliti. Di conseguenza tendono a comperare sui massimi e a vendere sui minimi, con inevitabili perdite.

Che cosa ci insegna questa esperienza?

Gli investitori sottoscrivono a scatola chiusa o dimenticano quanto viene sottolineato e descritto prima di un investimento. Un investitore più consapevole e attento è quello che potrei chiedere nei propositi del 2017.

 

Geraldine Sundstrom

Geraldine Sundstrom (PIMCO) a Padova – annotazioni e spunti operativi.

Nella suggestiva Sala Rossini, nei piani nobili del Caffè Pedrocchi, abbiamo ricevuto Geraldine Sundstrom, Managing Director e Portfolio Manager presso la sede PIMCO di Londra.

Il mondo è molto cambiato rispetto al 2015 sia da un punto di vista economico che socio-politico.

  • Il mondo è in una situazione macroeconomica più stabile di quanto vari indicatori potrebbero farci credere;
  • Gli effetti della volatilità delle divise sui PIL mondiali si sono attutiti soprattutto post Shanghai Co-op, ma rimangono comunque latenti qualora la guerra tra le divise dovesse ripresentarsi;
  • Le obbligazioni – sebbene continuino ad essere un porto relativamente sicuro – devono essere associate alle azioni che, nel contesto attuale (post-Trump) godono di valutazioni relativamente attraenti;
  • Il livello di rischio in portafoglio non può essere solamente calcolato tramite la volatilità o il VaR, ma ha bisogno di un controllo rispetto all’ammontare massimo di perdita sopportabile dal cliente, cosciente che per generare rendimenti positivi dobbiamo assumere rischio nei portafogli. Il mondo oggi – più stabile di quanto sembri, ma meno certo del passato;
  • Le divise: come mai le società soffrono se i macroeconomisti ci dicono che il PIL sale? Geraldine fin da inizio anno ha parlato dell’effetto divisa (FX) nelle considerazioni di crescita delle economie e delle società. La crescita di un’economia è determinata dalla somma di crescita reale e tasso d’inflazione, più il deprezzamento (meno l’apprezzamento) della propria divisa. Più la divisa si deprezza, maggiore sarà il contributo derivante dagli export (e viceversa).

Pre-2014 la volatilità dell’FX non è mai stata così forte da andare ad inficiare i benefici delle crescite nominali. Purtroppo però tra il 2014 e il 2015 abbiamo assistito a una vera e propria guerra di valute tra i principali paesi mondiali, dove vinceva chi riusciva a svalutare di più la propria divisa. Perché – per esempio – tra il 2014 e il 2015 le società americane generavano profitti in calo, nonostante l’economia statunitense stesse generando crescita positiva? Perché di fatto, l’apprezzamento del dollaro rispetto alle principali divise mondiali (i cui paesi sono i principali partner commerciali degli Stati Uniti), quali EUR JPY e CNY, gravava sui risultati delle società, quindi mentre gli Stati Uniti crescevano i profitti erano in calo.

All’inizio di quest’anno, durante un G20 a Shanghai, riteniamo che i ministri delle finanze (insieme ai principali banchieri mondiali) abbiano trovato un accordo in base al quale la guerra di divise sarebbe dovuta finire. L’obiettivo era quello di ridurre la volatilità sui mercati. E così è stato tanto che l’apprezzamento del dollaro è stato molto più graduale e ordinato del passato. Questo, quindi, ha fatto in maniera tale che i risultati delle aziende (in particolare quelle) americane abbiano potuto ritornare in carreggiata: l’aumento dei profitti societari è diventato evidente a partire dal terzo trimestre di quest’anno. Il che ci ha fatto essere più costruttivi sulle azioni statunitensi.

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La spesa in pensione

Si fa un gran parlare di pensione, per taluni è un traguardo lontano, per altri una meta ormai quasi raggiunta.

Capire come si trascorrerà il tempo, quali saranno gli hobby, le passioni da coltivare, i viaggi che si intendono organizzare senza dimenticare quali potrebbero essere le spese per l’assistenza sanitaria, possono essere dei buoni punti di partenza per una corretta analisi.

Dove finiranno i soldi?

Stimare le necessità, lungo la vita lavorativa,  si rende sempre più necessario. E’ vero che le persone anziane tendono a spendere di meno rispetto ai giovani, ma differenti modelli di spesa possono sovrastimare o sottostimare il tenore di vita futuro. Ad esempio le spese per abbigliamento e servizi diminuiscono dopo gli 80 anni, ma aumentano quelle per l’assistenza sanitaria, contributi caritatevoli (compreso le spese per l’educazione dei nipoti).

Uno studio, negli Stati Uniti, dimostra che i modelli di spesa sono simili per le famiglie anche se con diversi livelli di ricchezza. Sono stati individuati quattro profili: il buongustaio, il casalingo, il viaggiatore e lo spendaccione di assistenza sanitaria. Un quinto profilo, definito “fiocco di neve”, comprende tutte le persone che hanno diversi modelli di spesa totalmente differenti tra loro.

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Ambiente società governance

ESG – Ambiente, società e governance

Ambiente, società e governance

Giorni fa parlavo con un cliente di sostenibilità negli investimenti: non è stato facile e lo scetticismo è rimasto. Non si tratta di una moda ma di una componente significativa e crescente nel panorama della finanza.

Esiste un mondo in forte crescita e che, sempre di più, si occupa del bene comune.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha predisposto l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, lo scorso 25 settembre. Questo è un modello di sviluppo in grado di tenere insieme crescita economica, diritti sociali e tutela dell’ambiente. L’acronimo ESG è composto da tre parole (Enviromental, social and governance) che a loro volta racchiudono tre distinti universi di sensibilità sociale. Il primo è quello dell’ambiente, che comprende rischi quali i cambiamenti climatici, le emissioni di CO2 (biossido di carbonio), l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, gli sprechi e la deforestazione. Il secondo include le politiche di genere, i diritti umani, gli standard lavorativi e i rapporti con la comunità civile. Il terzo universo è relativo alle pratiche di governo societarie, comprese le politiche di retribuzione dei manager,  la composizione del consiglio di amministrazione, le procedure di controllo, i comportamenti dei vertici e dell’azienda in termini di rispetto delle leggi e della deontologia.

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