Le convinzioni del risparmiatore

Quando un cliente chiede consigli non vorrebbe mai parlare di due cose:

  • pianificazione e rischio.

Eppure, tutti i giorni si parla di burocrazia, di litigi, di famiglie incatenate in incompensioni ereditarie e di risparmi volatilizzati.

Mi è piaciuto leggere un articolo di Beppe Severgnini, dove ricorda il papà.

Il padre Angelo era notaio, classe 1917, e ripeteva a chiunque volesse ascoltare: “Chi aspetta di fare il testamento perfetto non farà testamento!” E lascerà dietro di sé incertezza e confusione.

Mi raccontava, scrive Severgnini, cosa succedeva quando andavano da lui per fare testamento (ne aveva in deposito oltre quattromila). Papà Angelo chiedeva venissero sia il marito che la moglie e in dialetto chiedeva: “ Raccontatemi della vostra famiglia, senza fretta. Perché, se non vi conosco, come posso consigliarvi?”. Le successioni curate da lui, guarda caso, filavano lisce.

“In tribunale per questioni di eredità? “Cinque clienti in tutta la carriera”, raccontava orgoglioso.

Proteggere le ricchezze dopo la morte o in caso di deterioramento mentale diventa una necessità. Ma non tutti siamo in grado di prevedere il nostro futuro o di pianificare questioni finanziarie.

Il nostro motto: “breve termine e quanto rende”.

L’esperienza del notaio Angelo ci potrebbe aiutare, ma molti risparmiatori non vogliono ascoltare. Alcuni argomenti rimangono un tabù.

In un mondo di tassi a zero ci si azzarda a chiedere: Quanto mi rende?

Quella obbligazione rende il 6%, cosa ne pensi?

Se poi viene pronunciata la parola “Rischio” il gioco è fatto. “Non voglio rischiare” dice prontamente il cliente.

Tempo fa mi sono dibattuto in un risparmiatore che sottolineava questo aspetto. Non ero sicuro di aver percepito bene il suo concetto di rischio. In effetti, senza saperlo, deteneva un investimento bilanciato in azioni ed obbligazioni. Ignaro di quanto sottoscritto, era però contento del suo investimento, perché rendeva.

Mi vengono in mente tutti quei risparmiatori che detenevano azioni di istituti di credito non quotati, che hanno guardato solo il rendimento del loro investimento. Oggi le ferite languono pesantemente, sul budget familiare.

Diventa, quindi, importante evolvere verso la consulenza finanziaria soprattutto per il risparmiatore. “Quanto costa” verrebbe spontaneo chiedere.

Eppure, recenti indagini dimostrano la validità della consulenza a favore del risparmiatore. Forse, il rendimento non sarà privilegiato ma la conservazione del capitale e l’aver scappato i numerosi default possono convincerlo ad una scelta diversa.

Nessun è perfetto e nessuno sa cosa possa succedere domani, ma per investire ci vogliono, a mio parere, due ingredienti: il tempo e il metodo.

Bisogna investire con metodo, ripeto ai clienti, e ci vuole tempo.

Diventare milionari può essere molto semplice: bastano poche centinaia di euro investite con periodicità mensile per un determinato tempo.

Come diceva il Notaio Angelo, papà di Beppe, chi continua ad aspettare il momento migliore non investirà mai. Nel contempo avrà perso molte occasioni.

PIR questi sconosciuti (Piani Individuali di risparmio)

Si parla molto di Pir e consistenti sono stati i flussi su questa nuova soluzione di investimento.

Non è una invenzione dell’industria del risparmio ma il tutto avviene con una legge dello Stato, precisamente la Legge di Bilancio 2017 che ha ufficialmente istituito i Piani Individuali di risparmio, in breve Pir.

E’ una forma di risparmio agevolata rivolta a tutti ma, nonostante il successo riconosciuto, non è ancora diffusa la sua completa conoscenza.

Si associa il Pir principalmente alla sua esenzione di qualsiasi tassa o imposta sulle plusvalenze ma anche esente dall’asse ereditario.

Fin qui le agevolazioni ottenute sono interessanti.

Ma sono utili a tutti? Come usarli? Uno strumento vale un altro?

Le domande potrebbero continuare; anche queste soluzioni non sono immuni da rischi e gli aspetti che potrebbero propendere la scelta verso l’una o l’altra soluzione sono diverse.

Tutto questo è stato creato per aumentare il numero di investitori sulle mid/small cap italiane, per incrementare la liquidità, per favorire l’ingresso di nuove tipologie di investitori, sviluppare il mercato con nuove Ipo (initial public offer), attrarre investitori istituzionali esteri, stimolare l’economia e, infine, per diffondere la cultura della quotazione e dell’investimento a medio lungo termine.

Una delle prerogative per ottenere i benefici fiscali relativi alla tassazione dei redditi sarà la detenzione dell’investimento per 5 anni.

Il grafico che riportiamo qui sotto, mostra le potenzialità, per l’investitore, dei benefici economici di un Pir con e senza commissioni (fonte Advise Only).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CONTESTO INTERNAZIONALE

Forme di incentivazione simili ai Pir sono state adottate in Francia e nel Regno Unito. I nomi, in breve,  che contraddistingono queste soluzioni sono PEA, in Francia (Plan d’Epargne en Action) e ISA nel Regno Unito (Individual Savings Accounts). Entrambe prevedono agevolazioni fiscali di lungo periodo.

L’esperienza Internazionale, nello specifico quella Inglese, dimostra che molte aziende sono andate a quotarsi sul mercato e la scelta di aziende “small cap” può essere determinante per la pianificazione finanziaria.

AIM ITALIA

Le azioni AIM Italia, Multilateral Trading facility organizzato da Borsa Italiana, è un mercato dedicato alle società di piccola e media capitalizzazione. E’ un mercato “Pir Compliant” e, con 79 società quotate, rappresenta il 37% dell’universo investibile.

Le azioni Aim Italia sono più rischiose rispetto alle small e mid cap quotate sul mercato principale, perchè presentano storie di trading relativamente giovani, sia per le nuove IPO sia per la recente costituzione del mercato (2009).

E’ un mercato con requisiti di accesso e permanenza semplificati, dedicato maggiormente agli Investitori Istituzionali e Professionali.

Tutto questo comporta per il risparmiatore minore capitalizzazione e limitato flottante e, di conseguenza, minore liquidità e maggiore volatilità.

CONCLUSIONI

Molte le ipotesi a favore e contro di questa nuova soluzione di investimento. Le offerte sul mercato sono molto diversificate e proponibili ad un pubblico variegato (dall’investitore più esperto a quello meno).  L’industria, ma soprattutto i consulenti, dovranno fare attenzione alle commissioni di entrate e di gestione, e, pertanto, è il consiglio principale che si vuole dare ai risparmiatori. Per quanto riguarda l’analisi come strumento di pianificazione, sarà opportuno valutare quanto inciderà nel contesto del patrimonio complessivo.

 

 

 

 

(fonte Advise Only)

Calcolo delle probabilità

Vi è mai capitato di tentare la fortuna giocando a qualche lotteria? Vi siete mai domandati quante probabilità avete di vincere? Pochissime.

Eppure il gioco e le scommesse sono un rituale che molte persone ripetono costantemente, con enormi esborsi di denaro.

Si calcola che vengano spesi oltre 88 miliardi in lotterie e giochi d’azzardo con una spesa di 1455 € pro capite, ogni anno (Vedi figura allegata).

Avete provato a calcolare quanto potrebbero essere diventati questi 1455 €?

La risposta può essere semplice o complicata; tutto dipende dal tempo.

Quando si gioca avete mai chiesto quante probabilità avete di vincere? Quando si investe, invece, la prima cosa che si domanda: quanto rende?

Risparmiare ed investire non deve essere un numero focalizzato al rendimento. Risparmiare ed investire deve essere un insieme di numeri che mi permettano di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Ma quanti sono riusciti ad abbandonare le proprie convinzioni, i pregiudizi verso soluzioni di investimento “troppo” rischiose o troppo poco?

Il momento che stiamo vivendo è sicuramente epocale. Purtroppo non si è ancora riusciti a spiegare in maniera concreta e semplice il termine “Rischio”. Il rischio non si può evitare, ma si può gestire. La diversificazione è il principale antidoto, tuttavia non esiste una ricetta universalmente valida, perché ciascun individuo ha una diversa tolleranza del pericolo, obiettivi e orizzonti temporali che cambiano.

Ma oggi che, finalmente, stiamo percependo che anche le banche possono fallire, che il Bail-In è in vigore da oltre un anno, ci si aprono gli occhi.

Il modo migliore per neutralizzare le minacce dei mercati finanziari è quello di conoscere i pericoli ai quali si va incontro, quando si decide di investire i propri risparmi.

La Mifid 2 vuole introdurre e migliorare il rapporto tra consulente/risparmiatore; mancano ancora gli ultimi dettagli, ma l’obiettivo sarà di maggior trasparenza, anche nei costi.

Per tutti questi motivi c’è bisogno di consulenza finanziaria, di educazione e di etica. I risparmi non possono essere “volatilizzati” o “polverizzati”.

 

Fonti: l’immagine è stata presa da un articolo di Monica Gardella.

La ricetta per diventare milionario?

Come diventare milionario

Parlare di pianificazione ad un risparmiatore non è assolutamente facile. Se invece si parlasse di rendimenti tutto diventa più semplice. Il risparmiatore, è ancora abituato a rendimenti a due cifre,  è perennemente alla ricerca del rendimento.

Quante volte mi sono sentito chiedere: quanto rende? Ma poi vediamo e sappiamo che cosa succede.

Ho trovato in questi giorni un calcolatore che permette di inserire il proprio capitale, i risparmi annuali e il tempo per cui si desidera effettuare l’investimento. E’ possibile effettuare una scelta anche sulla tipologia di investimento: conservativo o moderato.

La figura qui a fianco mostra una simulazione che permette di raggiungere l’obiettivo prefissato: un milione di euro.

La ricetta per diventare milionari è molto semplice; servono trecento euro al mese per quarant’anni. Le probabilità di raggiungere l’obiettivo sono molto elevate, circa il 60%.

Il fattore chiave è il tempo, e non tutti ne dispongono.

Ma partiamo da alcuni elementi importanti: investo complessivamente 144.000,00 euro. Una cifra che per molti potrebbe essere importante. Qualcuno ha pensato, invece, ad un caffè e un giornale fin dalla nascita; sicuramente meno impegnativo e più abbordabile. Due metodi molto simili ma che si prefiggono un’obiettivo ben preciso: risparmiare con metodicità. Se investo la stessa cifra, in unica soluzione, dovrei attendere circa 30 anni per raggiungere lo stesso obiettivo. Come si può intuire il fattore tempo è determinante negli investimenti; ci vuole pazienza, ma aggiungerei anche un po’ di metodo.

Oggi si parla molto di robo-advisor, ma sono capaci di spiegare e tranquillizzare un risparmiatore?

Negli Stati Uniti quando si parla di investimenti si chiede quali sono gli obiettivi: acquisto automezzo, casa, università dei figli, pensione. Molti risparmiatori ragionano, in questo mondo di tassi sotto zero, sempre nel breve termine. Quando iniziai il mio lavoro i tassi dei “mitici” Bot erano a due cifre; i risparmiatori ogni tre mesi venivano allo sportello a rinnovare il loro investimento. Ma c’era anche chi si rivolgeva a organizzazioni diverse che venivano ritenute “solide”: la Cassa Peota. Ho avuto il modo di conoscere molte persone che si erano rivolte a questo tipo di organizzazione; non hanno avuto un buon fine.

Perchè sto parlando di questo, potreste chiederVi. Lasciamo stare tutti i risvolti, ma esisteva un concetto molto importante: i versamenti venivano lasciati per anni, anche decenni, risultando alla fine molto consistenti per effetto dell’interesse composto. Per questo vi sto parlando di pianificare e pensare di spostare il vostro obiettivo alle vostre esigenze.

Purtroppo, è più facile credere in una vincita milionaria piuttosto che in un risparmio forzoso e di lungo termine. Eppure vediamo e sentiamo che le nostre pensioni saranno sempre più modeste. Questo, ad esempio, dovrebbe essere un motivo per incominciare a pianificare.

 

Spunti di fine anno

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci. E’ stato un anno particolare, difficile, soprattutto per le scelte degli investimenti, ma è stato portato a buon fine in maniera positiva. Segue la mia personale analisi spunto di un dialogo con un risparmiatore. Tale risparmiatore, che per questo bilancio chiameremo Roberto, è un potenziale cliente. Roberto si lamenta di tutti i suoi investimenti: dalla gestione patrimoniale, ai fondi e critica pure le obbligazioni. Sostiene che nessun investimento sia un guadagno. Roberto continua a parlare ed io ad ascoltare. Dopo averlo lasciato sfogare, gli domando se fosse possibile analizzare le sue scontentezze e delusioni.

Roberto continua a dimostrare diffidenza, sostiene che debba pensarci, fa anche degli esempi senza che si ricordi i nomi esatti. Sono riuscito ad individuare il fondo e con la piattaforma pubblica di Morningstar l’ho confrontato con lo stesso identico fondo, ma con classi diverse e stessa valuta (Figura nel testo). Come ha notato anche Roberto, si profilava un andamento completamente diverso. Come sia possibile? Ci si potrebbe domandare. Qualcuno potrebbe sollevare che si tratta di maggiori spese e commissioni, ma in realtà questo è da escludere.

 

Guardando la figura, Roberto aveva sottoscritto il fondo indicato dalla linea blu, quella nella parte inferiore del grafico. Continua a sostenere che sia stato un buon investimento, che rifarebbe la scelta. Gli chiedo quale sia a suo giudizio la differenza fra la mia e la sua predizione. Roberto ha sottoscritto un fondo a distribuzione dei proventi. Questa soluzione prevede lo smobilizzo, ossia vendita di titoli o quote, che hanno comportato un andamento negativo.

Partiamo da un presupposto: come qualsiasi altro prodotto finanziario, anche i fondi a cedola, hanno dei pregi e dei difetti ed è indispensabile che l’investitore li conosca per poter effettuare una scelta di investimento veramente consapevole. Il principale difetto potremmo sintetizzarlo nell’interrogativo sostanziale “cedola oppure rimborso di capitale?”.
Se il fondo prevede una cedola variabile, ossia non garantisce un ammontare predeterminato, non si verifica nessuna criticità ed il prodotto può essere inserito in portafoglio qualora si riveli efficiente per soddisfare i propri obiettivi finanziari. Quando si trovano nel regolamento frasi del tipo “la distribuzione nell’orizzonte temporale sarà in linea con la redditività del portafoglio, anche se sul singolo anno sarà possibile un rimborso parziale del capitale” bisogna fare attenzione. La criticità è concentrata nelle parole “rimborso parziale del capitale”, dal momento che questo significa che il fondo potrà distribuire cedole superiori al reale rendimento maturato durante il periodo di rilevazione.

L’analisi “Mind the Gap 2016” di Morningstar sostiene che ogni anno i risparmiatori perdono uno 0,34% per scelte di timing. Inoltre, evidenzia che gli errori comportamentali pesano sui risultati e si ripetono nel tempo perché gli investitori ragionano nel breve termine, sono avversi al rischio e sono concentrati sui rendimenti passati. Poi si fanno prendere dal panico, nelle fasi di ribasso, e rientrano sui mercati solo quando sono risaliti. Di conseguenza tendono a comperare sui massimi e a vendere sui minimi, con inevitabili perdite.

Che cosa ci insegna questa esperienza?

Gli investitori sottoscrivono a scatola chiusa o dimenticano quanto viene sottolineato e descritto prima di un investimento. Un investitore più consapevole e attento è quello che potrei chiedere nei propositi del 2017.

 

Geraldine Sundstrom

Geraldine Sundstrom (PIMCO) a Padova – annotazioni e spunti operativi.

Nella suggestiva Sala Rossini, nei piani nobili del Caffè Pedrocchi, abbiamo ricevuto Geraldine Sundstrom, Managing Director e Portfolio Manager presso la sede PIMCO di Londra.

Il mondo è molto cambiato rispetto al 2015 sia da un punto di vista economico che socio-politico.

  • Il mondo è in una situazione macroeconomica più stabile di quanto vari indicatori potrebbero farci credere;
  • Gli effetti della volatilità delle divise sui PIL mondiali si sono attutiti soprattutto post Shanghai Co-op, ma rimangono comunque latenti qualora la guerra tra le divise dovesse ripresentarsi;
  • Le obbligazioni – sebbene continuino ad essere un porto relativamente sicuro – devono essere associate alle azioni che, nel contesto attuale (post-Trump) godono di valutazioni relativamente attraenti;
  • Il livello di rischio in portafoglio non può essere solamente calcolato tramite la volatilità o il VaR, ma ha bisogno di un controllo rispetto all’ammontare massimo di perdita sopportabile dal cliente, cosciente che per generare rendimenti positivi dobbiamo assumere rischio nei portafogli. Il mondo oggi – più stabile di quanto sembri, ma meno certo del passato;
  • Le divise: come mai le società soffrono se i macroeconomisti ci dicono che il PIL sale? Geraldine fin da inizio anno ha parlato dell’effetto divisa (FX) nelle considerazioni di crescita delle economie e delle società. La crescita di un’economia è determinata dalla somma di crescita reale e tasso d’inflazione, più il deprezzamento (meno l’apprezzamento) della propria divisa. Più la divisa si deprezza, maggiore sarà il contributo derivante dagli export (e viceversa).

Pre-2014 la volatilità dell’FX non è mai stata così forte da andare ad inficiare i benefici delle crescite nominali. Purtroppo però tra il 2014 e il 2015 abbiamo assistito a una vera e propria guerra di valute tra i principali paesi mondiali, dove vinceva chi riusciva a svalutare di più la propria divisa. Perché – per esempio – tra il 2014 e il 2015 le società americane generavano profitti in calo, nonostante l’economia statunitense stesse generando crescita positiva? Perché di fatto, l’apprezzamento del dollaro rispetto alle principali divise mondiali (i cui paesi sono i principali partner commerciali degli Stati Uniti), quali EUR JPY e CNY, gravava sui risultati delle società, quindi mentre gli Stati Uniti crescevano i profitti erano in calo.

All’inizio di quest’anno, durante un G20 a Shanghai, riteniamo che i ministri delle finanze (insieme ai principali banchieri mondiali) abbiano trovato un accordo in base al quale la guerra di divise sarebbe dovuta finire. L’obiettivo era quello di ridurre la volatilità sui mercati. E così è stato tanto che l’apprezzamento del dollaro è stato molto più graduale e ordinato del passato. Questo, quindi, ha fatto in maniera tale che i risultati delle aziende (in particolare quelle) americane abbiano potuto ritornare in carreggiata: l’aumento dei profitti societari è diventato evidente a partire dal terzo trimestre di quest’anno. Il che ci ha fatto essere più costruttivi sulle azioni statunitensi.

Read More »

pensione

La spesa in pensione

Si fa un gran parlare di pensione, per taluni è un traguardo lontano, per altri una meta ormai quasi raggiunta.

Capire come si trascorrerà il tempo, quali saranno gli hobby, le passioni da coltivare, i viaggi che si intendono organizzare senza dimenticare quali potrebbero essere le spese per l’assistenza sanitaria, possono essere dei buoni punti di partenza per una corretta analisi.

Dove finiranno i soldi?

Stimare le necessità, lungo la vita lavorativa,  si rende sempre più necessario. E’ vero che le persone anziane tendono a spendere di meno rispetto ai giovani, ma differenti modelli di spesa possono sovrastimare o sottostimare il tenore di vita futuro. Ad esempio le spese per abbigliamento e servizi diminuiscono dopo gli 80 anni, ma aumentano quelle per l’assistenza sanitaria, contributi caritatevoli (compreso le spese per l’educazione dei nipoti).

Uno studio, negli Stati Uniti, dimostra che i modelli di spesa sono simili per le famiglie anche se con diversi livelli di ricchezza. Sono stati individuati quattro profili: il buongustaio, il casalingo, il viaggiatore e lo spendaccione di assistenza sanitaria. Un quinto profilo, definito “fiocco di neve”, comprende tutte le persone che hanno diversi modelli di spesa totalmente differenti tra loro.

Read More »

Ambiente società governance

ESG – Ambiente, società e governance

Ambiente, società e governance

Giorni fa parlavo con un cliente di sostenibilità negli investimenti: non è stato facile e lo scetticismo è rimasto. Non si tratta di una moda ma di una componente significativa e crescente nel panorama della finanza.

Esiste un mondo in forte crescita e che, sempre di più, si occupa del bene comune.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha predisposto l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, lo scorso 25 settembre. Questo è un modello di sviluppo in grado di tenere insieme crescita economica, diritti sociali e tutela dell’ambiente. L’acronimo ESG è composto da tre parole (Enviromental, social and governance) che a loro volta racchiudono tre distinti universi di sensibilità sociale. Il primo è quello dell’ambiente, che comprende rischi quali i cambiamenti climatici, le emissioni di CO2 (biossido di carbonio), l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, gli sprechi e la deforestazione. Il secondo include le politiche di genere, i diritti umani, gli standard lavorativi e i rapporti con la comunità civile. Il terzo universo è relativo alle pratiche di governo societarie, comprese le politiche di retribuzione dei manager,  la composizione del consiglio di amministrazione, le procedure di controllo, i comportamenti dei vertici e dell’azienda in termini di rispetto delle leggi e della deontologia.

Read More »

Liquid Alternative – a pranzo con Davide Marchesin

“Gli investitori sono costretti ad esplorare territori sconosciuti tra rendimenti obbligazionari nulli e prospettive azionarie incerte. I vecchi schemi si rivelano ormai inadeguati e cresce il bisogno di individuare nuovi fonti di investimento e di controllo del rischio”.

Davide Marchesin, CFA, Fund Manager, 16 anni di esperienza negli investimenti, gestisce un fondo azionario long/short (Gam Star Financials Alpha), focalizzato su titoli finanziari, UCITS con liquidità giornaliera; ha la possibilità di posizionarsi dalla neutralità di mercato ad un beta pari a 0.5 beneficiando anche dei rimbalzi di mercato. Genera alpha individuando azioni che possano sorprendere positivamente o negativamente sugli utili.

La filosofia di investimento: “compriamo un titolo se riteniamo che possa superare le aspettative degli analisti, vendiamo un titolo se riteniamo che possa disattendere le attese degli analisti”.

La nostra strategia d’investimento, afferma Davide, è basata sull’evoluzione degli utili societari. E’ una strategia “earnings momentum”; tende ad essere correlata con la strategia “price momentum”. Quando la strategia “price momentum” ha una correzione, a causa di una rotazione di mercato (geografica e/o settoriale), anche la nostra strategia d’investimento tende a soffrire.

Abbiamo la possibilità di controllare l’evoluzione della strategia price momentum attraverso lo stesso indice Morgan Stanley US (price momentum).

Nel 2016 si ha avuto la peggiore performance degli ultimi anni. L’indice perde il 26% rispetto al picco raggiunto nel gennaio 2016. Nella prima parte di quest’anno abbiamo avuto una profonda rotazione di mercato. I titoli Europei che nel 2015 si sono apprezzati, hanno corretto molto. Al contrario, invece, per quelli dei mercati emergenti.

Quest’anno si è avuta una forte divergenza fra l’evoluzione degli utili e la performance dei titoli in borsa; questa divergenza non è sostenibile.

Il prezzo in borsa dovrà convergere verso gli utili.

Grazie Davide per la disponibilità e la chiarezza espositiva.

L’estate che verrà …

L’estate appena trascorsa è stata impegnativa. Viaggi veloci a Stoccolma per la laurea del figlio, alcuni meritati giorni di riposo in montagna ma poi, quasi sempre al lavoro ed in città per stare vicino ai genitori anziani. In questi giorni festeggiano 65 anni di matrimonio.

Come non mai sono stato contattato da diverse persone; sono molto preoccupate delle nuove norme sul bail-in. Non a torto, sicuramente, ma, forse un pò in ritardo. Ho riscontrato che, finalmente, il risparmiatore incomincia ad aprirsi a 360 gradi e mostra lo scrigno dei propri dossier titoli, molto spesso disastrati (nel vero senso della parola).

Mercati volatili, scelte di investimento sbagliate, timing errati possono capitare a tutti, anche ai più esperti.

Ecco l’obiettivo dovrà essere quello di sbagliare il meno possibile; i rendimenti bassi, o meglio sottozero, non permettono di fare scelte inopportune.

Le storie che si leggono di investimenti sbagliati e folli perdite non sono più ammesse. Non possiamo leggere: “La liquidazione ottenuta dopo una vita da operaio, andata quasi tutta in fumo a causa di un investimento sbagliato”.

Ho spesso ascoltato il Prof. Paolo Legrenzi – “Perchè gestiamo male i nostri risparmi” e “I soldi in testa” ad esempio – ribadisce l’importanza di un consulente nella gestione dei propri risparmi.

“Quando si tratta di risparmi e di investimenti la paura da sentimento amico si trasforma in insidia, quando è vittima delle emozioni l’investitore è il peggior nemico di se stesso.
Gli psicologi sperimentali hanno dimostrato come nelle fasi di grandi guadagni delle borse corrispondano stati d’animo di euforia e ottimismo. Per contro, nelle fasi ribassiste gli investitori sono preda della paura e del panico. La conseguenza è che nell’eccesso di ottimismo gli investitori aumentano la componente di asset rischiosi mentre la paura induce ad eliminare le ragioni della paura stessa … vendendo gli asset rischiosi!
Il risultato è la catastrofe del portafoglio: l’investitore entra sui mercati quando la borsa è prossima ai massimi e tende a sbarazzarsi dei propri investimenti quando i mercati approssimano i minimi…”.

“La letteratura scientifica dimostra che i portafogli affidati ad un consulente ottengono mediamente risultati migliori dei portafogli autogestiti. Non è difficile a comprenderne il motivo. Il consulente conosce i mercati ma soprattutto sa come gestire le emozioni degli investitori. Il suo distacco emotivo gli permette di prendere decisioni più ponderate sia nelle fasi in cui l’euforia ha normalmente il sopravvento, sia quando l’investitore comune, preso dallo sconforto, rischia di sprecare le migliori condizioni di acquisto”.