Spunti di fine anno

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci. E’ stato un anno particolare, difficile, soprattutto per le scelte degli investimenti, ma è stato portato a buon fine in maniera positiva. Segue la mia personale analisi spunto di un dialogo con un risparmiatore. Tale risparmiatore, che per questo bilancio chiameremo Roberto, è un potenziale cliente. Roberto si lamenta di tutti i suoi investimenti: dalla gestione patrimoniale, ai fondi e critica pure le obbligazioni. Sostiene che nessun investimento sia un guadagno. Roberto continua a parlare ed io ad ascoltare. Dopo averlo lasciato sfogare, gli domando se fosse possibile analizzare le sue scontentezze e delusioni.

Roberto continua a dimostrare diffidenza, sostiene che debba pensarci, fa anche degli esempi senza che si ricordi i nomi esatti. Sono riuscito ad individuare il fondo e con la piattaforma pubblica di Morningstar l’ho confrontato con lo stesso identico fondo, ma con classi diverse e stessa valuta (Figura nel testo). Come ha notato anche Roberto, si profilava un andamento completamente diverso. Come sia possibile? Ci si potrebbe domandare. Qualcuno potrebbe sollevare che si tratta di maggiori spese e commissioni, ma in realtà questo è da escludere.

 

Guardando la figura, Roberto aveva sottoscritto il fondo indicato dalla linea blu, quella nella parte inferiore del grafico. Continua a sostenere che sia stato un buon investimento, che rifarebbe la scelta. Gli chiedo quale sia a suo giudizio la differenza fra la mia e la sua predizione. Roberto ha sottoscritto un fondo a distribuzione dei proventi. Questa soluzione prevede lo smobilizzo, ossia vendita di titoli o quote, che hanno comportato un andamento negativo.

Partiamo da un presupposto: come qualsiasi altro prodotto finanziario, anche i fondi a cedola, hanno dei pregi e dei difetti ed è indispensabile che l’investitore li conosca per poter effettuare una scelta di investimento veramente consapevole. Il principale difetto potremmo sintetizzarlo nell’interrogativo sostanziale “cedola oppure rimborso di capitale?”.
Se il fondo prevede una cedola variabile, ossia non garantisce un ammontare predeterminato, non si verifica nessuna criticità ed il prodotto può essere inserito in portafoglio qualora si riveli efficiente per soddisfare i propri obiettivi finanziari. Quando si trovano nel regolamento frasi del tipo “la distribuzione nell’orizzonte temporale sarà in linea con la redditività del portafoglio, anche se sul singolo anno sarà possibile un rimborso parziale del capitale” bisogna fare attenzione. La criticità è concentrata nelle parole “rimborso parziale del capitale”, dal momento che questo significa che il fondo potrà distribuire cedole superiori al reale rendimento maturato durante il periodo di rilevazione.

L’analisi “Mind the Gap 2016” di Morningstar sostiene che ogni anno i risparmiatori perdono uno 0,34% per scelte di timing. Inoltre, evidenzia che gli errori comportamentali pesano sui risultati e si ripetono nel tempo perché gli investitori ragionano nel breve termine, sono avversi al rischio e sono concentrati sui rendimenti passati. Poi si fanno prendere dal panico, nelle fasi di ribasso, e rientrano sui mercati solo quando sono risaliti. Di conseguenza tendono a comperare sui massimi e a vendere sui minimi, con inevitabili perdite.

Che cosa ci insegna questa esperienza?

Gli investitori sottoscrivono a scatola chiusa o dimenticano quanto viene sottolineato e descritto prima di un investimento. Un investitore più consapevole e attento è quello che potrei chiedere nei propositi del 2017.

 

Geraldine Sundstrom

Geraldine Sundstrom (PIMCO) a Padova – annotazioni e spunti operativi.

Nella suggestiva Sala Rossini, nei piani nobili del Caffè Pedrocchi, abbiamo ricevuto Geraldine Sundstrom, Managing Director e Portfolio Manager presso la sede PIMCO di Londra.

Il mondo è molto cambiato rispetto al 2015 sia da un punto di vista economico che socio-politico.

  • Il mondo è in una situazione macroeconomica più stabile di quanto vari indicatori potrebbero farci credere;
  • Gli effetti della volatilità delle divise sui PIL mondiali si sono attutiti soprattutto post Shanghai Co-op, ma rimangono comunque latenti qualora la guerra tra le divise dovesse ripresentarsi;
  • Le obbligazioni – sebbene continuino ad essere un porto relativamente sicuro – devono essere associate alle azioni che, nel contesto attuale (post-Trump) godono di valutazioni relativamente attraenti;
  • Il livello di rischio in portafoglio non può essere solamente calcolato tramite la volatilità o il VaR, ma ha bisogno di un controllo rispetto all’ammontare massimo di perdita sopportabile dal cliente, cosciente che per generare rendimenti positivi dobbiamo assumere rischio nei portafogli. Il mondo oggi – più stabile di quanto sembri, ma meno certo del passato;
  • Le divise: come mai le società soffrono se i macroeconomisti ci dicono che il PIL sale? Geraldine fin da inizio anno ha parlato dell’effetto divisa (FX) nelle considerazioni di crescita delle economie e delle società. La crescita di un’economia è determinata dalla somma di crescita reale e tasso d’inflazione, più il deprezzamento (meno l’apprezzamento) della propria divisa. Più la divisa si deprezza, maggiore sarà il contributo derivante dagli export (e viceversa).

Pre-2014 la volatilità dell’FX non è mai stata così forte da andare ad inficiare i benefici delle crescite nominali. Purtroppo però tra il 2014 e il 2015 abbiamo assistito a una vera e propria guerra di valute tra i principali paesi mondiali, dove vinceva chi riusciva a svalutare di più la propria divisa. Perché – per esempio – tra il 2014 e il 2015 le società americane generavano profitti in calo, nonostante l’economia statunitense stesse generando crescita positiva? Perché di fatto, l’apprezzamento del dollaro rispetto alle principali divise mondiali (i cui paesi sono i principali partner commerciali degli Stati Uniti), quali EUR JPY e CNY, gravava sui risultati delle società, quindi mentre gli Stati Uniti crescevano i profitti erano in calo.

All’inizio di quest’anno, durante un G20 a Shanghai, riteniamo che i ministri delle finanze (insieme ai principali banchieri mondiali) abbiano trovato un accordo in base al quale la guerra di divise sarebbe dovuta finire. L’obiettivo era quello di ridurre la volatilità sui mercati. E così è stato tanto che l’apprezzamento del dollaro è stato molto più graduale e ordinato del passato. Questo, quindi, ha fatto in maniera tale che i risultati delle aziende (in particolare quelle) americane abbiano potuto ritornare in carreggiata: l’aumento dei profitti societari è diventato evidente a partire dal terzo trimestre di quest’anno. Il che ci ha fatto essere più costruttivi sulle azioni statunitensi.

Read More »

pensione

La spesa in pensione

Si fa un gran parlare di pensione, per taluni è un traguardo lontano, per altri una meta ormai quasi raggiunta.

Capire come si trascorrerà il tempo, quali saranno gli hobby, le passioni da coltivare, i viaggi che si intendono organizzare senza dimenticare quali potrebbero essere le spese per l’assistenza sanitaria, possono essere dei buoni punti di partenza per una corretta analisi.

Dove finiranno i soldi?

Stimare le necessità, lungo la vita lavorativa,  si rende sempre più necessario. E’ vero che le persone anziane tendono a spendere di meno rispetto ai giovani, ma differenti modelli di spesa possono sovrastimare o sottostimare il tenore di vita futuro. Ad esempio le spese per abbigliamento e servizi diminuiscono dopo gli 80 anni, ma aumentano quelle per l’assistenza sanitaria, contributi caritatevoli (compreso le spese per l’educazione dei nipoti).

Uno studio, negli Stati Uniti, dimostra che i modelli di spesa sono simili per le famiglie anche se con diversi livelli di ricchezza. Sono stati individuati quattro profili: il buongustaio, il casalingo, il viaggiatore e lo spendaccione di assistenza sanitaria. Un quinto profilo, definito “fiocco di neve”, comprende tutte le persone che hanno diversi modelli di spesa totalmente differenti tra loro.

Read More »

Ambiente società governance

ESG – Ambiente, società e governance

Ambiente, società e governance

Giorni fa parlavo con un cliente di sostenibilità negli investimenti: non è stato facile e lo scetticismo è rimasto. Non si tratta di una moda ma di una componente significativa e crescente nel panorama della finanza.

Esiste un mondo in forte crescita e che, sempre di più, si occupa del bene comune.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha predisposto l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, lo scorso 25 settembre. Questo è un modello di sviluppo in grado di tenere insieme crescita economica, diritti sociali e tutela dell’ambiente. L’acronimo ESG è composto da tre parole (Enviromental, social and governance) che a loro volta racchiudono tre distinti universi di sensibilità sociale. Il primo è quello dell’ambiente, che comprende rischi quali i cambiamenti climatici, le emissioni di CO2 (biossido di carbonio), l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, gli sprechi e la deforestazione. Il secondo include le politiche di genere, i diritti umani, gli standard lavorativi e i rapporti con la comunità civile. Il terzo universo è relativo alle pratiche di governo societarie, comprese le politiche di retribuzione dei manager,  la composizione del consiglio di amministrazione, le procedure di controllo, i comportamenti dei vertici e dell’azienda in termini di rispetto delle leggi e della deontologia.

Read More »

Liquid Alternative – a pranzo con Davide Marchesin

“Gli investitori sono costretti ad esplorare territori sconosciuti tra rendimenti obbligazionari nulli e prospettive azionarie incerte. I vecchi schemi si rivelano ormai inadeguati e cresce il bisogno di individuare nuovi fonti di investimento e di controllo del rischio”.

Davide Marchesin, CFA, Fund Manager, 16 anni di esperienza negli investimenti, gestisce un fondo azionario long/short (Gam Star Financials Alpha), focalizzato su titoli finanziari, UCITS con liquidità giornaliera; ha la possibilità di posizionarsi dalla neutralità di mercato ad un beta pari a 0.5 beneficiando anche dei rimbalzi di mercato. Genera alpha individuando azioni che possano sorprendere positivamente o negativamente sugli utili.

La filosofia di investimento: “compriamo un titolo se riteniamo che possa superare le aspettative degli analisti, vendiamo un titolo se riteniamo che possa disattendere le attese degli analisti”.

La nostra strategia d’investimento, afferma Davide, è basata sull’evoluzione degli utili societari. E’ una strategia “earnings momentum”; tende ad essere correlata con la strategia “price momentum”. Quando la strategia “price momentum” ha una correzione, a causa di una rotazione di mercato (geografica e/o settoriale), anche la nostra strategia d’investimento tende a soffrire.

Abbiamo la possibilità di controllare l’evoluzione della strategia price momentum attraverso lo stesso indice Morgan Stanley US (price momentum).

Nel 2016 si ha avuto la peggiore performance degli ultimi anni. L’indice perde il 26% rispetto al picco raggiunto nel gennaio 2016. Nella prima parte di quest’anno abbiamo avuto una profonda rotazione di mercato. I titoli Europei che nel 2015 si sono apprezzati, hanno corretto molto. Al contrario, invece, per quelli dei mercati emergenti.

Quest’anno si è avuta una forte divergenza fra l’evoluzione degli utili e la performance dei titoli in borsa; questa divergenza non è sostenibile.

Il prezzo in borsa dovrà convergere verso gli utili.

Grazie Davide per la disponibilità e la chiarezza espositiva.

L’estate che verrà …

L’estate appena trascorsa è stata impegnativa. Viaggi veloci a Stoccolma per la laurea del figlio, alcuni meritati giorni di riposo in montagna ma poi, quasi sempre al lavoro ed in città per stare vicino ai genitori anziani. In questi giorni festeggiano 65 anni di matrimonio.

Come non mai sono stato contattato da diverse persone; sono molto preoccupate delle nuove norme sul bail-in. Non a torto, sicuramente, ma, forse un pò in ritardo. Ho riscontrato che, finalmente, il risparmiatore incomincia ad aprirsi a 360 gradi e mostra lo scrigno dei propri dossier titoli, molto spesso disastrati (nel vero senso della parola).

Mercati volatili, scelte di investimento sbagliate, timing errati possono capitare a tutti, anche ai più esperti.

Ecco l’obiettivo dovrà essere quello di sbagliare il meno possibile; i rendimenti bassi, o meglio sottozero, non permettono di fare scelte inopportune.

Le storie che si leggono di investimenti sbagliati e folli perdite non sono più ammesse. Non possiamo leggere: “La liquidazione ottenuta dopo una vita da operaio, andata quasi tutta in fumo a causa di un investimento sbagliato”.

Ho spesso ascoltato il Prof. Paolo Legrenzi – “Perchè gestiamo male i nostri risparmi” e “I soldi in testa” ad esempio – ribadisce l’importanza di un consulente nella gestione dei propri risparmi.

“Quando si tratta di risparmi e di investimenti la paura da sentimento amico si trasforma in insidia, quando è vittima delle emozioni l’investitore è il peggior nemico di se stesso.
Gli psicologi sperimentali hanno dimostrato come nelle fasi di grandi guadagni delle borse corrispondano stati d’animo di euforia e ottimismo. Per contro, nelle fasi ribassiste gli investitori sono preda della paura e del panico. La conseguenza è che nell’eccesso di ottimismo gli investitori aumentano la componente di asset rischiosi mentre la paura induce ad eliminare le ragioni della paura stessa … vendendo gli asset rischiosi!
Il risultato è la catastrofe del portafoglio: l’investitore entra sui mercati quando la borsa è prossima ai massimi e tende a sbarazzarsi dei propri investimenti quando i mercati approssimano i minimi…”.

“La letteratura scientifica dimostra che i portafogli affidati ad un consulente ottengono mediamente risultati migliori dei portafogli autogestiti. Non è difficile a comprenderne il motivo. Il consulente conosce i mercati ma soprattutto sa come gestire le emozioni degli investitori. Il suo distacco emotivo gli permette di prendere decisioni più ponderate sia nelle fasi in cui l’euforia ha normalmente il sopravvento, sia quando l’investitore comune, preso dallo sconforto, rischia di sprecare le migliori condizioni di acquisto”.

Le piante Robot

Barbara Mazzolai
foto Biasini

Siamo a Padova in una bella giornata di fine estate. Un Tour che si ripete due volte all’anno, con Pictet, società di origine svizzera, con una grande tradizione sul wealth management, dal 1805.

Il gruppo era accompaganato da Barbara Mazzolai.  Tutti, me compreso, ci potremmo domandare chi è questa Signora.

E’ uno dei nomi più prestigiosi e geniali della nostra bella Italia. Barbara è una ricercatrice e vanta numerosi successi nella realizzazione dei plantoidi-robot che riproducono il sistema di propagazione delle radici vegetali per studiare con più facilità il sottosuolo. Una eccellenza nel settore delle microtecnologie e la robotica applicabili all’ambiente e all’agroalimentare. Appartiene alla lista delle 25 Women in robotics you need to know about.

La prossima frontiera: la  robotica.  E’ uno dei megatrend che Pictet ha scelto e presenta nel suo panorama di investimenti. Un mondo in forte espansione ed in continua evoluzione.

Grazie e complimenti Barbara.

 

A colazione con il gestore.

Sono lontani i tempi di ex bancario; orari inflessibili, ufficio e casa. La monotonia della routine.
In questo lavoro, invece, ci deve essere passione.

Massimo Trabattoni

Gli orari non sono inflessibili e serve tanta informazione. Qualche volta piacevolmente attorno ad un tavolo, con il gestore, come tra amici.

Mi ricordo quando in aula dicevo che “sapere è potere”; in questo lavoro non si è mai finito di imparare e di conoscere. Strategie, allocazioni, metodi usati saranno poi ribaltati sul cliente finale: l’investitore.

Non mi risulta che oggi il risparmiatore sia evoluto e attento; anzi, le indagini dimostrano il contrario.

Il professionista serve a conquistare quella fiducia che è stata persa. Lo scorso 27 Settembre a Padova, attorno ad un piacevole tavolo di colleghi, Massimo Trabattoni, gestore, in Kairos da luglio 2008, con oltre 15 anni di esperienza come gestore, ha risposto alle nostre domande. I prodotti da lui gestiti compaiono sovente ai primi posti dei rating di settore. “Siamo uomini di sala”, esordisce Massimo, accompagnato per l’occasione da Rocco Bove. Si parla di economia, di mercati, di calcio, della squadra del cuore, di figli, di aneddoti, ma anche dei tecnicismi che oggi un gestore utilizza per mantenere più stabile il portafoglio e controllare le perdite. Dubbi e opportunità di un mercato svincolato dai manuali di economia. Una mezz’ora dove traspare la passione per questo lavoro.

Passione che intendo trasmettere ai miei clienti risparmiatori.

Grazie Massimo.

Ripresa lavori

E’ passato un pò di tempo di inattività sul blog. Ma il tutto è dovuto ad alcuni cambiamenti tecnici.
Ora si riprende. I prossimi giorni saranno ricchi di incontri professionali e porterò su questo blog le mie impressioni e i miei consigli.
A presto.

Che cosa c’è nel dossier titoli?

Il nome obbligazione è risaputo, relativo ad un investimento a basso rischio. Ma è sempre così?

19Se andiamo a vedere la storia degli ultimi anni, le più grosse delusioni sono avvenute sul comparto obbligazionario.

Le recenti vicende bancarie hanno maturato molta sfiducia verso il sistema, fatto ne sia, che già tre conoscenti mi hanno contattato, e sul loro dossier era presente una specifica obbligazione subordinata.

Ma andiamo indietro negli anni; siamo nell’aprile del 2008 e viene collocato il primo “Upper tier II” al pubblico per un controvalore di oltre 2 miliardi.

Il Sole 24 Ore allora intitolava un articolo: “Quelli che offrono di più. Però attenzione ai rischi”.

Read More »